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Al contribuente non spettano le garanzie previste per i procedimenti penali

La Commissione Provinciale Tributaria di Lecce ha emesso recentemente due interessanti sentenze in materia di Tarsu Alberghi (Ctp di Lecce, Sez. 2, sentenze n. 628/2/2010 e 629 /2/2010, pronunciate il 5 ottobre 2010)

Le due pronunce si caratterizzano non solo per l’accoglimento della questione Tarsu alberghi, ma anche per aver il giudice accolto la questione dell’inesistenza delle notifica per posta da parte dell’agente della riscossione, per violazione dell’art. 26 del D.P.R. n. 602/1973.

In particolare, per ciò che attiene la notificazione della cartella di pagamento, il Giudice tributario leccese ha osservato come non esista alcuna disposizione che consenta la notifica per posta direttamente da parte dell’agente della riscossione, di talché debba ritenersi doverosa l’applicazione delle norme esistenti e vigenti in materia (art. 26 del D.P.R. n. 602/1973), che appunto prescrivono che le cartelle di pagamento debbano essere notificate per mezzo di un agente abilitato.

Il secondo motivo di accoglimento delle sentenze riguarda, invece l’illegittima applicazione della tariffa tarsu agli alberghI. In sostanza, il giudice leccese, nell’applicazione agli alberghi di una tariffa maggiorata rispetto a quella delle abitazioni, ravvisa una violazione dell’art. 68 del D.Lgs. n. 507 del 1993.

L’esistenza di una giurisprudenza di merito in materia tarsu alberghi favorevole alla piena equiparazione tra le civili abitazioni e le attività alberghiere, ai fini della tassazione, che peraltro raccoglie una corretta interpretazione della legge, nonché della prassi (si veda la circolare n. 55/E del 1997, secondo cui ai fini dell’applicazione Tarsu la classificazione delle categorie e delle tariffe deve essere operata nel rispetto dell’art. 68 cit.), è tuttavia svilita da un orientamento della Cassazione di tutt’altro segno. Infatti, mentre i Giudici di merito accolgono la tesi della parificazione delle tariffe, la Cassazione persiste a statuire la legittimità della differenzazione delle tariffe, secondo cui la categoria degli esercizi alberghieri deve essere distinta da quella delle civili abitazioni ed assoggettata ad una tariffa notevolmente superiore a quella applicabile a queste ultime, in quanto la maggiore capacità produttiva di un esercizio alberghiero costituirebbe un dato di comune esperienza (Cassazione sentenza n. 302 del 2010).

La questione, insomma, sembra destinata a rimanere ancora aperta, lasciando comunque in capo agli albergatori la facoltà di promuovere un contenzioso contro gli enti locali, sostenuto da un nutrito orientamento giurisprudenziale di merito, confidando che anche la Cassazione in futuro possa mutare il proprio convincimento.

17-11-2010