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Per l’Asseverazione del PEF “NO” al soccorso istruttorio

Il TAR della Calabria con sentenza n. 01277/2016 conferma l’impossibilità di ricorrere al soccorso istruttorio a seguito di una asseverazione rilasciata da società non abilitata. 

La società ricorrente si era aggiudicata una gara in project financing per la realizzazione di un ampliamento cimiteriale avendo presentato un’offerta tecnica migliore dell’unico altro concorrente. Alla stessa veniva contestata la regolare presentazione del piano economico finanziario essendo lo stesso asseverato da un soggetto non abilitato.

Con determinazione n. 3020 del 5 ottobre 2016, la SUAP di Reggio Calabria disponeva l’esclusione dell’Impresa ricorrente dalla già conclusa procedura di gara, nonché l’annullamento dell’aggiudicazione provvisoria, già superata dall’aggiudicazione definitiva.

La società a quel punto provvedeva a far riasseverare il piano economico finanziario da una società abilitata ed iscritta al MISE. La giurisprudenza, in un precedente analogo a quello in oggetto, ha ritenuto – con valutazione senz’altro condivisibile – che l’ammissione di un'asseverazione postuma del piano economico finanziario attribuirebbe alla parte che se ne avvalesse un ingiustificato vantaggio competitivo in violazione della par condicio (cfr. T.A.R. Piemonte, sez. I, 13 giugno 2013 n. 713; T.A.R. Liguria sez. II, 17 aprile 2009 n. 772).

Con pronunzia assai recente (24 novembre 2016 n. 4930), la Sezione III del Consiglio di Stato ha ribadito il (peraltro acquisito in giurisprudenza) principio per cui “nelle gare pubbliche il ricorso al soccorso istruttorio non si giustifica nei casi in cui confligge con il principio generale dell’autoresponsabilità dei concorrenti, in forza del quale ciascuno sopporta le conseguenze di eventuali errori commessi nella presentazione della documentazione; che il principio del soccorso istruttorio è inoperante ogni volta che vengano in rilievo omissioni di documenti o inadempimenti procedimentali richiesti a pena di esclusione dalla lex specialis (specie se si è in presenza di una clausola univoca), dato che la sanzione scaturisce automaticamente dalla scelta operata a monte e, conseguentemente, l’integrazione si risolverebbe in un effettivo vulnus del principio di parità di trattamento; che, in definitiva, in presenza di una previsione chiara e dell’inosservanza di questa da parte di un concorrente, l'invito alla integrazione costituirebbe una palese violazione del principio della par condicio, che verrebbe vulnerato dalla rimessione in termini, per mezzo della sanatoria (su iniziativa dell’Amministrazione), di una documentazione incompleta o insufficiente ad attestare il possesso del requisito di partecipazione da parte del concorrente che non ha presentato, nei termini e con le modalità previste dalla lex specialis, una dichiarazione o documentazione conforme”.

Per leggere il documento si rinvia al seguente link

https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=QHDKWEW3XRDOSEQH4OV7NOJEU4&q=asseverazione%20or%20project%20or%20financing

09-10-2018