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Project financing confermato a 500 ml il credito di imposta

Resta confermato a 500 milioni di euro l’importo minimo delle infrastrutture agevolabili con il credito di imposta. Salta anche la norma che riconosceva il bonus alle opere già aggiudicate.

Sembrava dover cambiare tutto, ma non alla fine nulla (o quasi) è cambiato.

Stiamo parlando del credito di imposta per la realizzazione di nuove opere in project financing, istituito dall’art. 33 del D.L. 18 ottobre 2012 n. 179 (c.d. Decreto Sviluppo-bis).

Tale agevolazione viene riconosciuta per raggiungere il pareggio del piano economico e finanziario e comunque entro il limite massimo del 50% del costo dell’investimento.

Nel corso dell’esame alla Commissione Industria del Senato, in seguito all’approvazione di un emendamento da parte dei relatori (il 33.100) sembrava che la soglia di accesso all’agevolazione dovesse ridursi da 500 a 100 milioni di euro.

E non solo. L’emendamento prevedeva inoltre che il credito di imposta fosse esteso anche per la realizzazione di progetti finalizzati allo sviluppo delle reti NGN (next generation network) di importo inferiore a 100 milioni di euro.

L’agevolazione, inoltre, sembrava dovesse essere riconosciuta anche alle opere già aggiudicate.

Le modifiche però sono saltate con il maxiemendamento, che ha ottenuto la fiducia al Senato lo scorso 6 dicembre.

Il contenuto dell’articolo 33 esce quindi in gran parte confermato rispetto al testo originario.

In particolare, il comma 1 riconosce, in via sperimentale, al soggetto titolare del contratto di parteniariato pubblico privato, un credito di imposta, a valere sull’Ires e sull’Irap generate in relazione alla costruzione e gestione di nuove opere infrastrutturali di importo superiore a 500 milioni di euro, la cui progettazione definitiva sia stata approvata entro il 31 dicembre 2015 e per le quali non sono previsti contributi pubblici a fondo perduto e a condizione che risulti la non sostenibilità del piano economico finanziario.

L’agevolazione è stabilita per ciascun progetto nella misura necessaria al raggiungimento dell’equilibrio finanziario e comunque entro il limite del 50% dell’investimento. Tale agevolazione non costituisce ricavo ai fini delle imposte dirette e dell’Irap ed è, inoltre, posta a base di gara per l’individuazione dell’affidatario del contratto di partenariato pubblico privato.

Una novità è rinvenibile nel comma 2-ter inserito con il maxi-emendamento, il quale prevede che, per la realizzazione di nuove opere infrastrutturali di importo superiore a 500 milioni di euro previste in piani o programmi di amministrazioni pubbliche, da realizzare mediante l'utilizzazione dei contratti di partenariato pubblico privato, per le quali è accertata la non sostenibilità del piano economico-finanziario, il soggetto titolare del contratto di partenariato pubblico privato, comprese le società di progetto, può essere esentato dal pagamento del canone di concessione nella misura necessaria al raggiungimento dell'equilibrio del piano economico-finanziario.

Tale agevolazione può essere cumulata anche con il credito di imposta a valere sull’Ires e sull’Irap. In ogni caso, la misura complessiva delle due agevolazioni non può superare il 50% del costo dell’investimento, tenendo conto anche del contributo pubblico a fondo perduto.

Ai fini dell’ammissibilità dei benefici richiesti, la valutazione tecnica della non sostenibilità del piano economico finanziaria deve essere effettuata dal CIPE, previo parere del Nars. Con la medesima delibera sono individuati i criteri e le modalità per l’accertamento, determinazione e monitoraggio del credito d’imposta nonché per la rideterminazione della misura in caso di miglioramento dei parametri posti a base del piano economico-finanziario.

11-12-2012