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Registro delle imprese, le conseguenze della cancellazione

La cancellazione dal registro delle imprese determina l’estinzione della società ai sensi dell’art. 2495 del Codice civile con tutte le conseguenze fiscali e non.

ell’ordinanza n. 21195 del 2010, la Corte di Cassazione ha ribadito che la cancellazione dal registro delle imprese di una società di capitali determina l’estinzione della società con tutte le conseguenze fiscali e non e con la perdita dei poteri rappresentativi dei liquidatori, se non nei limiti di cui all’articolo 2495 del codice civile.

Secondo quanto previsto da tale articolo, ferma restando l’estinzione della società dopo la sua cancellazione dal registro delle imprese, i creditori sociali non soddisfatti possono far valere i loro crediti nei confronti dei soci, fino a concorrenza delle somme da questi riscosse in base al bilancio finale di liquidazione, e nei confronti dei liquidatori, se il mancato pagamento è dipeso da colpa di questi.

Sulla portata di tale disposto normativo la Suprema Corte è già intervenuta più volte (Sentenze n. 4060, n. 4061 e 4062 del 22 febbraio 2010), confermando non solo che con la cancellazione della società dal registro delle imprese determina la sua estinzione a tutti gli effetti, ma anche che tale previsione è applicabile anche con riferimento alle cancellazioni avvenute prima del 1° gennaio 2004 (data di entrata in vigore del testo riformato dell’art. citato) ed anche alle società di persone. In linea con questo orientamento, l’Agenzia delle Entrate, nella Risoluzione n. 105/E/2009 in materia di trattamento in fini IVA di un trasferimento immobiliare, ha confermato che l’atto formale di cancellazione dal registro delle imprese determina l’estinzione della società.

La questione più rilevante sotto il profilo fiscale inerisce alle modalità e tempistiche attraverso cui l’erario può agire nei confronti del soggetto estinto. Allo stato si può ritenere che i poteri dell’Amministrazione potranno essere esercitati nei limiti stabiliti dall’articolo 2495 del codice civile (quindi nei confronti dei soci fino a concorrenza delle somme riscosse dagli stessi in base al bilancio finale di liquidazione e nei confronti dei liquidatori salvo dimostrare la colpa di questi per quel che concerne il mancato pagamento delle somme all’erario).

Inoltre, si può ritenere altresì applicabile, quale norma speciale, anche l’articolo 36 del D.P.R. n. 602/1973 (disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito) secondo cui quale si configura una responsabilità per i debiti d’imposta non soddisfatti dalla società estinta a carico di liquidatori, soci e amministratori al ricorrere delle seguenti circostanze.

In capo agli amministratori e ai liquidatori se:

a) sussistono debiti tributari certi e definitivi della società;

b) esistono attività di liquidazione;

c) tali attività sono distratte per finalità diverse dal pagamento delle imposte dovute.

Accanto a tale responsabilità, la norma in commento individua quella dei soci, i quali sono responsabili per i debiti tributari della società estinta a condizione che abbiano ricevuto nel corso dei due periodi d’imposta antecedenti alla messa in liquidazione denaro o altri beni sociali in assegnazione agli amministratori o abbiano ricevuto in assegnazione beni sociali dai liquidatori durante il periodo della liquidazione.

03-01-2011